
L'agenda del governo nazionale pone una rinnovata attenzione sulle politiche del mare, promuovendo la valorizzazione strutturale dell'identità marittima italiana. In questa cornice strategica, lo Stretto di Messina si candida a diventare un laboratorio avanzato per la Blue Economy nel Mediterraneo, unendo innovazione tecnologica e sviluppo industriale. La prospettiva, illustrata dall'ammiraglio Rosario Marchese, consulente del ministro per le Politiche del mare Nello Musumeci, mira a trasformare lo Stretto da mero confine geografico a vera e propria infrastruttura produttiva.
Il progetto non si limita a una declinazione esclusivamente territoriale, ma si inserisce in un indirizzo politico di respiro nazionale. L'attuale esecutivo ha inserito il mare in modo organico nella propria agenda di governo, con l'obiettivo di strutturare una cultura marinara che consideri le acque nazionali come una risorsa economica primaria. Attraverso il coinvolgimento degli stakeholder e delle amministrazioni competenti, l'intento è generare nuovo valore e occupazione qualificata, superando la concezione del mare come semplice spazio di transito.
Il settore marittimo rappresenta un asset fondamentale per l'economia siciliana. La Blue Economy incide per il 6% sulla ricchezza prodotta nell'Isola, superando la media nazionale del 4%. Il comparto genera un valore economico di oltre 17 miliardi di euro e occupa più di 102.000 addetti distribuiti in circa 30.000 imprese. All'interno di questo scenario, l'area di Messina contribuisce con oltre 958 milioni di euro di valore aggiunto, pari al 16,1% del dato regionale complessivo.
Il modello di sviluppo per l'area dello Stretto si fonda sull'integrazione di diverse tecnologie, strutturate su quattro direttrici specifiche per modernizzare il comparto marittimo.
Il primo asse riguarda lo sviluppo di un polo mediterraneo per l'ammodernamento delle flotte e dei grandi yacht. Questo ambito richiede l'impiego di nuovi materiali, sistemi di automazione e tecnologie per la decarbonizzazione navale, con una conseguente richiesta di ingegneri ed esperti di gestione energetica.
Le correnti dello Stretto offrono una risorsa per la produzione di energia. Attraverso lo sviluppo di tecnologie idrocinetiche, come già sperimentato con il progetto "Kobold", l'area si presta a ospitare test per turbine sottomarine, sistemi di accumulo e sensoristica di monitoraggio ambientale.
L'economia circolare applicata al settore ittico prevede il riutilizzo degli scarti di lavorazione del pesce. Questi materiali possono essere impiegati nello sviluppo di filiere ad alto valore aggiunto legate alla cosmetica, alla medicina rigenerativa, alla nutraceutica e alla creazione di biomateriali biodegradabili, favorendo la nascita di startup di settore.
La logistica prevede l'adozione di sistemi di intelligenza artificiale e la creazione di un Digital Twin del porto. Queste tecnologie permettono il monitoraggio in tempo reale dei flussi logistici e dei consumi energetici, richiedendo nuove figure professionali specializzate in cybersecurity marittima, smart mobility e automazione.
Per sostenere l'intera filiera, il piano prevede il consolidamento di un polo formativo che unisca atenei, Istituti Tecnici Superiori (ITS) e centri di ricerca, per preparare le nuove professioni del mare. L'obiettivo a lungo termine è la creazione di un ecosistema replicabile in altre aree della Sicilia, assegnando vocazioni specifiche ai vari territori costieri: logistica avanzata a Palermo, cantieristica tecnologica a Catania, energia offshore tra Siracusa e Augusta, e bioeconomia ittica nell'area di Trapani e Mazara del Vallo.
