
Insegnare oggi è un’esperienza profondamente diversa rispetto a soli dieci anni fa. Qualunque insegnante che varchi la soglia di una classe si accorge di un fenomeno crescente: la difficoltà dei bambini nel mantenere l'attenzione su compiti prolungati e la necessità di una stimolazione continua. Ma cosa sta succedendo davvero ai nostri alunni?
La nostra quotidianità ci vede immersi in quella che molti esperti definiscono "l'economia dell'attenzione". I cartoni animati con i quali i millenial sono cresciuti hanno lasciato spazio a cartoni animati dai ritmi frenetici, video brevi sui social e videogiochi che sono progettati per rilasciare picchi di dopamina immediati. Mentre un tempo era necessario aspettare un’ora per conoscere la fine di una storia animata, oggi bastano al massimo una dozzina di minuti.
Quando un bambino si abitua a stimoli che durano pochi secondi, la lezione frontale o la lettura di un testo diventano attività "lente" e faticose. La mente, abituata al fast-paced, fatica a sostare sull'errore, sulla riflessione o sull'attesa. Non è una mancanza di volontà o un sintomo di svogliatezza, ma una vera e propria riconfigurazione del modo in cui il cervello processa le informazioni.
I numeri confermano questa percezione clinica e pedagogica. Secondo le rilevazioni dell’ultimo anno possiamo definire le diagnosi di ADHD e di disturbi dell’attenzione con un fenomeno in continua crescita.
Uno studio forse ancor più allarmante stima che i bambini in età scolare trascorrano in media dalle 3 alle 5 ore al giorno davanti a uno schermo, un tempo che sottrae spazio vitale al gioco libero e alla noia "creativa", fondamentale per imparare ad autoregolarsi. Mancanza di tempo da parte dei genitori, abitudine a delegare gli aspetti educativi alla scuola o semplice comodità? Gli schermi sono sempre più identificati come baby-sitter a basso costo, peccato che il costo è molto caro se rapportato ai danni che può provocare alla salute mentale e allo sviluppo cognitivo delle nuove generazioni. La manualità, la creatività e la fantasia sono le prime abilità di base rilevabili con facilità che pagano il caro prezzo di questo trend.
Non si tratta di demonizzare la tecnologia e gli schermi, ma di ricostruire un'ecologia dell'attenzione. La scuola non può competere con lo sfarzo dei videogiochi, ma può offrire qualcosa che il digitale non dà: la profondità, la relazione e il senso della scoperta lenta.
Invertire questo trend richiede un approccio coordinato tra scuola, famiglia e istituzioni che necessitano di fare “squadra” per riuscire a ottenere un risultato soddisfacente. I nostri studenti sono “nativi digitali” e come tali non ci si può esimere da un’educazione al giusto utilizzo della tecnologia e ad un loro utilizzo consapevole. La sfida del nostro tempo è quella di trovare un equilibrio tra la semplice fruizione passiva e l’utilizzo finalizzato dei mezzi tecnologici.
Per contrastare la velocità dei video, la scuola deve puntare su ciò che il digitale non può offrire: la gioia della scoperta e le esperienze autentiche.
Privilegiare i laboratori, gli orti didattici e le attività manuali che mettono il “fare” e lo “scoprire” al centro della riflessione pedagogica. Riscoprire a noia come uno strumento per potenziare la fantasia e la creatività, in un videogioco, un click produce un effetto
istantaneo, la scuola deve far ritrovare il piacere dell’attesa.
Il cambiamento più profondo avviene fuori da scuola, la famiglia è il fulcro primario dell’educazione dei bambini ed è proprio da lì che è necessario ripartire.
È fondamentale che vengano seguite le indicazioni dei pediatri sull’utilizzo degli schermi, ma è anche importante riscoprire il tempo da trascorrere insieme, un tempo di qualità e non semplicemente un tempo trascorso all’interno della stessa stanza. È anche importante che i bambini imparano dall’esempio, se noi siamo i primi ad essere dipendente dallo “scrolling” al cellulare non possiamo pretendere che i nostri figli non facciano altrettanto.
Proporre attività come il giardinaggio, la cucina o i giochi da tavolo che richiedono una pianificazione a lungo termine possono aiutare i nostri bambini ad allenare la mente, tali attività aiutano a potenziare le capacità di pianificazione, di regolazione delle emozioni e il mantenimento dell'attenzione su un obiettivo.