Il Captains' Forum di Monaco: Focus sui Superyacht del Futuro

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Lo Yacht Club de Monaco (YCM) ha recentemente ospitato il suo annuale Captains' Forum, riunendo 150 capitani di superyacht, con un'attenzione speciale ai combustibili alternativi e alle sfide operative.

Il Passaggio ai Combustibili a Basso Contenuto di Carbonio

Il Capitano Malcolm Jacotine ha evidenziato la necessità di adottare combustibili a basso contenuto di carbonio, come l'HVO (Hydrotreated Vegetable Oil), per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione dell'IMO entro il 2030. L'HVO offre un modo pratico per ridurre l'impronta di carbonio senza richiedere costose tecnologie o aggiornamenti.

Vantaggi e Sfide dell'HVO

Gli esperti hanno sottolineato i vantaggi dell'HVO, tra cui l'assenza di odori, impatti minimi sui motori, basso contenuto di zolfo e fumi, e la possibilità di mescolarlo con il diesel. Tuttavia, il prezzo più elevato e la variabilità della qualità sono sfide da affrontare.

Il Ruolo delle Società di Classificazione Navale

La seconda sessione, presieduta dal Capitano Sean Meagher, ha enfatizzato il ruolo cruciale delle società di classificazione navale nel plasmare il futuro delle tecnologie di propulsione avanzate. Queste società devono garantire la sicurezza e la conformità di tali sistemi.

Il Futuro dell'Industria Marittima

Il Captains' Forum ha dimostrato l'importanza di collaborare per affrontare le sfide ambientali e tecnologiche nel settore dei superyacht. Il prossimo appuntamento sarà il Simposio sull'Ambiente e gli YCM Explorer Awards nel marzo 2024, sottolineando l'impegno di Monaco come capitale dell'advanced yachting.

Questo incontro ha evidenziato la crescente consapevolezza dell'industria marittima riguardo alla sostenibilità e alle nuove tecnologie, dimostrando l'importanza della collaborazione per un futuro migliore.

Un drone pieghevole, entra in uno zaino e trasporta carichi pesanti. Ecco l’americano Hera

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TECNOLOGIA FUTURO DRONI - Hera è il quadricottero inventato e costruito dalla società californiana Realtime Robotics, trasportabile tranquillamente all’interno di uno zaino e riesce a sollevare circa 15 kg, per quasi un’ora. Motore potente, batteria a basso consumo, fibra di carbonio e multicam per uno dei droni più avanzati di sempre.

“Porta uno sparviero, fai volare un’aquila”

Lo slogan della Realtime Robotics parla chiaro: i punti di forza di Hera sono diversi, dalle celle in fibra di carbonio alle eliche ripiegabili. Da chiuso misura 55x34x22 (entra in uno zaino), riesce a trasportare 15kg, cioè due volte e mezzo il peso che può trasportare un drone della sua dimensione. Hera, presentato lo scorso 25 aprile all’evento Xponential Exhibition di Orlando, in Florida, monta diversi stabilizzatori e telecamere, alcune visive, termiche e con sensore LIDAR, per un’ora di volo senza carico. Impressionante!

25.000 euro di “leggerezza”

Hera è la combinazione vincente all’interno del mercato mondiale dei droni. Il founder di Realtime Robotics, Quoc Luong, spiega: “Tutti gli elicotteri delle dimensioni di uno zaino utilizzano un motore con una spinta massima inferiore a 1,8kg (4 libbre.) Un motore più potente richiede un’elica più grande e, di conseguenza, un normale drone non sta in uno zaino. Il nostro sì. Ha un motore molto più potente, ma un sistema di ripiegamento assolutamente unico: è quella la differenza vincente.”. Gli amanti di queste splendide macchine potranno finalmente avere un prodotto innovativo e serio. Preparate quindi 25.000 euro: lo zaino è sicuramente in omaggio.

Per maggiori informazioni riguardo le caratteristiche di Hera basta leggere l’articolo completo, disponibile al link seguente, Hera, drone bestia pieghevole: solleva 15kg, vola un’ora e sta in uno zaino.

Il metaverso è già in mezzo a noi? Un po’ di chiarezza

Tempo di lettura: 3 minuti[vc_row][vc_column][vc_column_text]METAVERSO - Siamo vicini alla perfetta miscela tra digitale e reale, ma soprattutto siamo dentro un calderone di frasi diverse che cercano di spiegare la stessa cosa. Questa è l’attuale situazione riguardo al metaverso, il magnifico mondo proposto e promosso da Mark Zuckerberg, l’uomo al vertice dei social media. Oltre al video sul web che raffigura lui in luoghi anche troppo all’avanguardia, troviamo moltissime pagine che cercano di dire la propria sul metaverso. Cerchiamo di capire cos’è questo mondo. [/vc_column_text][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][dfd_heading subtitle="" content_alignment="text-left" enable_delimiter="" undefined="" title_font_options="tag:h2" subtitle_font_options="tag:div" tutorials=""]

Un nuovo mondo in versione virtuale

[/dfd_heading][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][vc_column_text]Definire il metaverso è davvero complicato perché il rischio di tralasciare dettagli fondamentali è dietro l’angolo. Dopo tutto questo gran parlare, ora che si sono calmate le acque, vogliamo dare un senso a tutto ciò che è stato detto?

Il metaverso è un intero mondo in formato virtuale in cui possiamo compiere una quantità illimitata di attività diverse attraverso il proprio avatar. Questo avatar è il nostro alter ego digitale, che un giorno governeremo con facilità con occhiali VR e altri mezzi tecnologici avanzatissimi. Ogni giorno la tecnologia si avvicinerà a riprodurre le sensazioni reali anche quando ci troveremo in un universo virtuale. Il tutto mentre siamo connessi al resto del mondo grazie a internet.

Le possibilità per il metaverso sono davvero infinite: un giorno saremo facilmente in grado di andare in ufficio solo indossando un Hoculus. Potrebbe essere un ufficio virtuale 3D oppure il nostro ologramma che si sposta nella sede fisica.[/vc_column_text][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][dfd_heading subtitle="" content_alignment="text-left" enable_delimiter="" undefined="" title_font_options="tag:h2" subtitle_font_options="tag:div" tutorials=""]

La situazione attuale: tanto fumo e poco metaverso

[/dfd_heading][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][vc_column_text]In effetti i primi passi per il metaverso sono già stati compiuti. Abbiamo i primi visori in VR, esistono casi di AR, anche la moneta ormai ha le sue versioni digitali consolidate. Per non parlare dei videogiochi, il settore più all’avanguardia per molti ambiti tecnologici, che portano esperienze iperrealistiche già da tempo.

Tuttavia, dobbiamo mettere un “ma” davvero grande sull’argomento metaverso.

Il metaverso è già in mezzo a noi?

Parliamoci chiaro, tutti abbiamo visto il video di Mark Zuckerberg in cui fluttua dentro un’astronave in compagnia di due astronauti, un robot senziente e un ologramma. Non sembra qualcosa di fattibile, ma è anche ciò a cui ha accennato lui stesso: si trattava di una visione sul futuro del metaverso. 

Certo è che il metaverso, per come ce lo stanno presentando, è un universo di progressi che ha ancora bisogno di tempo. Tempo per essere messo in atto nella sua forma più innovativa e visionaria in cui lo immaginiamo adesso. Quindi, ora, con cosa possiamo avere a che fare?[/vc_column_text][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][dfd_heading subtitle="" content_alignment="text-left" enable_delimiter="" undefined="" title_font_options="tag:h2" subtitle_font_options="tag:div" tutorials=""]

La situazione attuale: tanto fumo e poco metaverso

[/dfd_heading][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][vc_column_text]In questo momento, il metaverso è ancora lontano dalla sua forma più avanzata in cui ci immergeremo completamente in un mondo virtuale. Tuttavia, più passa il tempo e più elementi nascono che serviranno a comporre quel mondo incredibile.

Basti pensare che moltissime cose hanno la loro versione digitale, versioni che comporranno l’ossatura del metaverso. Per esempio, le criptovalute sono un sistema consolidato; abbiamo anche la blockchain, un sistema digitale per la registrazione e tracciabilità dei pagamenti. La realtà immersiva sta affermandosi nel business grazie a fiere ed expo virtuali di ogni genere. Per esempio, sta per arrivare Vinophila: l’expo virtuale 3D per vino e bevande alcoliche, ovvero un mondo digitale in cui possiamo interfacciarci con altre aziende. Proprio come nel mondo fisico, ma a portata di clic.

Certo è che il metaverso, per come ce lo stanno presentando, è un universo di progressi che ha ancora bisogno di tempo. Tempo per essere messo in atto nella sua forma più innovativa e visionaria in cui lo immaginiamo adesso. Quindi, ora, con cosa possiamo avere a che fare?[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Parla Oliver Camponovo: come il metaverso influisce sul business

Tempo di lettura: 2 minuti[vc_row][vc_column][vc_column_text]OLIVER CAMPONOVO METAVERSO - Nel mondo dei social e della tecnologia in generale un argomento molto attuale e caldo è quello del “Metaverso”. Si tratta di un progetto che Mark Zuckerberg vuole realizzare nell’immediato futuro, ma un concetto che esiste nella nostra cultura già dai primi anni novanta.[/vc_column_text][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][dfd_heading subtitle="" content_alignment="text-left" enable_delimiter="" undefined="" title_font_options="tag:h2" subtitle_font_options="tag:div" tutorials=""]

Il metaverso: dalle origini a oggi

[/dfd_heading][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][vc_column_text]La paternità del termine metaverso è attribuita a Neal Stephenson, che usa questo vocabolo nel suo romanzo fantascientifico Snow Crash, del 1992. Il romanzo è ambientato in un mondo parallelo dove le persone possono interagire tra di loro e con lo spazio circostante attraverso avatar in 3D. All’interno di questo mondo parallelo, rappresentato come una sfera nera, ogni persona con il proprio avatar è in grado di costruire in 3D tutto, dalle case, ai parchi, dagli uffici, ai negozi. Non solo, all’interno del Metaverso ha la possibilità di vivere una vita completamente identica a quella reale.

Dagli anni novanta ad oggi il termine è stato più volte ripreso, specialmente nel settore dei videogiochi come Fortnite, ma è stato Mark Zuckerberg a dare una prospettiva più reale al mondo virtuale. Il CEO di Facebook ha affermato di voler dar vita a “un internet incarnato, in cui invece di limitarsi a visualizzare contenuti, ci sei dentro”. L’idea è quella di avere accesso ad un luogo virtuale in cui però poter sperimentare tutte le occasioni che si presentano nella vita reale, come se vi fossimo fisicamente. Ad interagire per conto nostro sarà però un avatar, o nella versione più aggiornata, la nostra stessa proiezione olografica. Quello che fa in sostanza è riunire in un unico posto più tecnologie che riguardano il settore delle e-mail, videoconferenze, blockchain, videogiochi, streaming, tecnologia immersiva 3D. Nell’immaginario del suo ideatore moderno il metaverso rappresenta il “big step” della rivoluzione digitale.[/vc_column_text][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][dfd_heading subtitle="" content_alignment="text-left" enable_delimiter="" undefined="" title_font_options="tag:h2" subtitle_font_options="tag:div" tutorials=""]

Oliver Camponovo: Cosa implica il concetto di metaverso nel business

[/dfd_heading][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][vc_column_text]

“La migliore caratteristica del Metaverso è la sua natura decentralizzata, che permette alle persone di prendere decisioni piuttosto che averle prese per loro dall’alto. - Afferma Oliver Camponovo sul Metaverso -  Questo carattere decentralizzato è un segno chiave di come le nuove valute (criptovalute)  si svilupperanno e di come le nuove imprese opereranno.”

Nella visione attuale di metaverso non si può scindere il concetto dall’utilizzo della blockchain e dei suoi derivati. Un metaverso completo ha intrinseco anche un sistema economico basato sulla nuova forma di criptomonete. Ma cosa implica questo per le aziende?

“Ci sono due pericoli principali associati all’adozione del Metaverso. - Prosegue Oliver Camponovo - Il primo è l’imprevedibilità del futuro della tecnologia blockchain, e il secondo è la minaccia della cybersecurity. Questo e qualsiasi altro pericolo associato al Metaverso e ad altre tecnologie blockchain dovrebbe essere monitorato dalle imprese e dalle società.”

 

 

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Il robot cestista di Tokyo 2020

Tempo di lettura: 2 minuti[vc_row][vc_column][vc_column_text]ROBOT CESTISTA TOKYO 2020 - Chi gioca a pallacanestro lo sa: infilare la palla a sei spicchi è ogni volta una sfida. Si tratta di incastrare decine di condizioni in un solo tiro, e la pratica non basta mai. Adesso la tecnologia ha messo alla prova i suoi progressi sul parquet, mettendo in campo l’eterna battaglia tra cervello e (non solo) muscoli. Grazie a Giulio Falchi, esperto UI, cerchiamo di capire il fascino dei robot e dei Mecha in Giappone.[/vc_column_text][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][dfd_heading subtitle="" content_alignment="text-left" enable_delimiter="" undefined="" title_font_options="tag:h2" subtitle_font_options="tag:div"]

CUE la mette pure da centrocampo a Tokyo 2020

[/dfd_heading][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][vc_column_text]Si chiama CUE ed è il progetto firmato da Toyota avviato nel 2018. Sul campo da basket di Tokyo 2020 ha fatto scalpore per i suoi tiri incredibili da varie angolazioni e distanze, perfino da centrocampo. Un portento dei 3 punti che sfoggia la sua coordinazione complicata anche per gli esseri umani.

“È proprio questa la caratteristica incredibile: questo robot ha una coordinazione fin troppo perfetta. Dai piedi ai minuscoli movimenti delle mani, CUE è ancora più vicino al comportamento umano.” Questo il pensiero di Giulio Falchi.

Infatti il robot cestista ostenta una gestualità invidiabile, ma non è solo questo il suo punto forte. Un’altra caratteristica è la sua - quasi - infallibilità: è il robot con il record mondiale di canestri consecutivi, 2020 in meno di 6 ore.[/vc_column_text][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][dfd_heading subtitle="" content_alignment="text-left" enable_delimiter="" undefined="" title_font_options="tag:h2" subtitle_font_options="tag:div"]

La tradizione giapponese dei mecha

[/dfd_heading][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][vc_column_text]Vedere un robot comportarsi come - e meglio - di un essere umano è strabiliante per chiunque. Tuttavia, può darsi che per il popolo giapponese lo sia un po’ meno: per loro, quella dei robot umanoidi è ormai una tradizione ben radicata.

“Si tratta del mondo dei cosiddetti ‘mecha’ ", Prosegue Giulio Falchi, “Un argomento che, in Giappone, esiste da quando si ha a che fare con manga e anime. Sicuramente il desiderio di concretizzare una fantasia comune a tutti sta stimolando le maggiori compagnie nipponiche.”

Perciò il robot cestista presentato a Tokyo 2020 ha stupito tutti per i risultati che ha dato, ma non per la sua comparsa. CUE fa parte di un percorso calcato da tempo, ormai parliamo di decadi, in cui tutti ambiscono a vedere umanoidi meccanici passeggiare insieme alle persone.

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Il doppio taglio del deepfake

Tempo di lettura: 2 minuti[vc_row][vc_column][vc_column_text]DEEPFAKE - Non è una sorpresa, la tecnologia porta con sé pregi e difetti. Spesso troviamo in essa un immenso appoggio per i nostri progetti, altrettanto spesso è usata da truffatori, hacker e altri malintenzionati. Ma nessuno si aspettava questo doppio risvolto dal deepfake. Se finora era usato sia come strumento bizzarro, a dir poco comico, e anche per rubare e screditare l’identità altrui, adesso ne deriva una professione di tutto rispetto. Ma allora come dovremmo vederlo? Giulio Falchi ci aiuta a capirlo.[/vc_column_text][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][dfd_heading subtitle="" content_alignment="text-left" enable_delimiter="" undefined="" title_font_options="tag:h2" subtitle_font_options="tag:div"]

La tremenda facilità del deepfake

[/dfd_heading][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][vc_column_text]Facciamo il punto: il deepfake è un algoritmo che rende possibile inserire l’immagine di un volto su un altro soggetto all’interno di foto e video. Così facendo, per esempio, il volto di una persona si troverà sul corpo di un’altra. E in pochi se ne renderebbero conto, perché il risultato è accuratissimo.

“Così bastano una decina/ventina di foto perché chiunque possa prendere la tua persona e fargli fare ciò che vuole. E la nostra immagine, che fine farebbe?” Giulio Falchi, UI per JWR.

Ecco il nodo più complicato per questa tecnologia. Il deepfake unisce una certa facilità d’uso all’ancor più grande facilità di screditare potenzialmente chiunque. Alcuni anni fa fecero scalpore due video elaborati ad hoc raffiguranti Il presidente del Regno Unito Boris Johnson e l’ex presidente americano Donald Trump. Solo alcuni dettagli sottilissimi lasciavano capire che erano dei deepfake.[/vc_column_text][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][dfd_heading subtitle="" content_alignment="text-left" enable_delimiter="" undefined="" title_font_options="tag:h2" subtitle_font_options="tag:div"]

Adesso è anche una realtà professionale

[/dfd_heading][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][vc_column_text]Alt: quanto dice il titolo non significa che screditare persone è diventato un lavoro. Giulio Falchi, esperto di UI, ce lo dimostra con una notizia che porta con sé dell’incredibile. Per chi è fan di Star Wars, probabilmente conoscerà la recente serie tv “The Mandalorian”.

In questa serie appare il volto di un giovanissimo Luke Skywalker. Ma, essendo l’attore ormai quasi settantenne, il viso è ricostruito al computer: il risultato ha fatto molta critica.

A questo punto uno youtuber che si fa chiamare Shamook ha ricreato il volto della star del cinema attraverso il deepfake. Ciò che ha fatto batte il lavoro originale su tutta la linea.

“Convince così tanto che quel youtuber ha ricevuto un’offerta di lavoro dalla Lucasfilm, la casa produttrice di The Mandalorian. A questo punto dobbiamo chiederci: il deepfake è per forza un’arma contro la nostra identità?” Giulio Falchi, esperto di UI.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Realtà virtuale e salute: VR come supporto per le terapie

Tempo di lettura: 2 minuti[vc_row][vc_column][vc_column_text]REALTÀ VIRTUALE VR SALUTE - Ormai lo abbiamo constatato: le applicazioni della realtà virtuale sono incalcolabili, spaziando in ogni ambito immaginabile. Nei recenti appuntamenti con il Tech Corner abbiamo visto tantissime alternative in questo senso: non solo, abbiamo capito quanto progresso si può ancora fare. Stavolta guarderemo a quello che probabilmente è l’uso più utile alla nostra società. Terapie di diversi tipi per molti disturbi: la realtà virtuale e la salute vanno a braccetto per fare un altro balzo in avanti nel progresso.[/vc_column_text][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][dfd_heading subtitle="" content_alignment="text-left" enable_delimiter="" undefined="" title_font_options="tag:h2" subtitle_font_options="tag:div" tutorials=""]

La realtà virtuale e come può essere sfruttata

[/dfd_heading][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][vc_column_text]La realtà virtuale ha avuto il suo primo contatto con la medicina già da decenni: si parla infatti dei primi anni ottanta. In questi ultimi anni, tuttavia, si sono visti i risultati migliori, dovuti allo spropositato miglioramento degli strumenti per la sua realizzazione (vedi i visori VR).

Adesso la prima applicazione della realtà virtuale nella salute, come riporta la Digital Mosaick, è il trattamento di diverse condizioni cliniche. “La gestione del dolore acuto e cronico, i disturbi d’ansia, le fobie, i disturbi da stress post-traumatico (PTSD), i disturbi alimentari, l’autismo e la riabilitazione”.

Sono tutte condizioni che trovano svariate difficoltà e di cui non possiamo parlare a cuor leggero. Fortunatamente la tecnologia continua a proporre alternative che possano aiutare le persone con tali problematiche, portando anche molti successi.[/vc_column_text][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][dfd_heading subtitle="" content_alignment="text-left" enable_delimiter="" undefined="" title_font_options="tag:h2" subtitle_font_options="tag:div" tutorials=""]

VR: esempi di aiuto per la salute

[/dfd_heading][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][vc_column_text]Ecco alcuni esempi di come la VR possa supportare la nostra salute in situazioni complesse. Diverse terapie possono fare uso di questa tecnologia, trattando direttamente il problema dei pazienti. Dal PTSD alla terapia del dolore, la realtà virtuale può diventare perfino il sostituto di alcune medicine.

Partiamo dal trattamento del disturbo da stress post-traumatico. Chi soffre di questo disturbo è impegnato ad affrontare una terapia che gli permetta di non avere ricadute durante la propria quotidianità. La realtà virtuale, in questo caso, riproduce degli scenari traumatici per i pazienti, permettendogli di affrontare il loro disturbo in un ambiente protetto e sicuro.

Un altro traguardo stupefacente riguarda la terapia del dolore. L’immersione nella realtà virtuale aiuterebbe i pazienti sottoposti a trattamenti invasivi. Un dato incredibile pubblicato da Healthcare Innovery rivela che, in media, la VR riduca il dolore percepito del 24%. Questa cifra è pressoché la stessa raggiunta dagli antidolorifici oppiacei.

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Il Visionary Day di Ated si estende per un anno intero

Tempo di lettura: 2 minuti[vc_row][vc_column][vc_column_text]ATED VISIONARY DAY TICINO - Il mondo digital in continua crescita si incontra con le aziende e i professionisti all’interno di un programma vastissimo e inedito. Dalla Svizzera, più precisamente nel Canton Ticino, l’associazione Ated ICT presenta la terza edizione del Visionary Day, il quale stavolta si estende per oltre un anno di eventi. Grazie anche alla loro nuova piattaforma virtuale, Ated Virtual Network, l’associazione parlerà della digital transformation in tutte le sue sfaccettature. Descrivono l’iniziativa il direttore di Ated Cristina Giotto e l’ideatore Davide Proverbio.[/vc_column_text][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][dfd_heading subtitle="" content_alignment="text-left" enable_delimiter="" undefined="" title_font_options="tag:h2" subtitle_font_options="tag:div" tutorials=""]

Ated Visionary Day: di cosa parleranno

[/dfd_heading][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][vc_column_text]Il Visionary Day, che per migliorare ancora si estende a un anno intero, porta con sé un nuovo concetto di appuntamento per il digitale. Rappresenta le novità dell’associazione in occasione del suo cinquantesimo anniversario al servizio della comunità svizzera.

Innanzitutto l’evento si connette solidamente alla nuova piattaforma virtuale 3D Ated Virtual Network. In arrivo prossimamente, la piattaforma metterà a disposizione uno spazio virtuale a portata di pc per connettere aziende e visitatori sul tema digitale. Perciò il Visionary Day offrirà “un palinsesto corposo, con più tavole rotonde e workshop, che si apre a settembre 2021 per chiudersi a ottobre 2022”.

La digital transformation nel lavoro aveva bisogno di un ambiente stabile e ben strutturato per informare i diretti protagonisti. Le innovazioni sono innumerevoli al punto da poter disorientare gli interessati: proprio per questo, Ated ha pensato a una soluzione a 360 gradi.[/vc_column_text][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][dfd_heading subtitle="" content_alignment="text-left" enable_delimiter="" undefined="" title_font_options="tag:h2" subtitle_font_options="tag:div" tutorials=""]

Consigli chiari sulla digital transformation e sostenibilità

[/dfd_heading][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][vc_column_text]Gli sviluppi della digital transformation saranno il fulcro degli innumerevoli eventi organizzati da Ated. In questo periodo più che mai, la presenza della tecnologia nelle aziende è fondamentale per mantenere prodotti e servizi appetibili. Oltre a questo tema, vedremo approfondita la sostenibilità aziendale.

Cosa puntano a offrire gli eventi di Ated Visionary Day? La parola chiave è ispirazioni. Ispirazioni utilissime per “ottimizzare, semplificare, accelerare e rendere più agili tutte le attività aziendali”. Queste le chiavi per “accorciare le distanze tra dipendenti e partner, clienti e fornitori, oltre che per individuare nuove opportunità e nuovi modelli di business”.

Per la sostenibilità invece, discuteranno su nuove logiche di welfare aziendale e nuovi modelli organizzativi. I benefici aziendali dovranno indirizzarsi maggiormente ai dipendenti e alle richieste delle nuove generazioni. Allo stesso modo, l’organizzazione ha bisogno di diventare più snella ed efficiente per una crescita più sostenibile e duratura.

Per avere una visione a 360 gradi delle innovazioni tecnologiche, restate aggiornati sugli sviluppi del Visionary Day e Ated Virtual Network!

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Ci è voluta una pandemia per apprezzare i videogiochi

Tempo di lettura: 2 minuti[vc_row][vc_column][vc_column_text]VIDEOGIOCHI PANDEMIA - Se dovessimo indicare un settore tecnologico in cui si compiono passi da gigante e traina tantissimi altri ambiti, sarebbe sicuramente quello dei videogiochi. I dispositivi creati migliorano di giorno in giorno, troviamo le migliori grafiche in assoluto, il mercato è uno dei più ampi e promettenti. In Italia, però, la tendenza a porre fiducia nei videogiochi non era la stessa, almeno prima della pandemia mondiale. Infatti, le statistiche dimostrano che finalmente possiamo sperare nel riconoscimento del gaming in Italia.[/vc_column_text][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][dfd_heading subtitle="" content_alignment="text-left" enable_delimiter="" undefined="" title_font_options="tag:h2" subtitle_font_options="tag:div" tutorials=""]

Le statistiche durante la pandemia

[/dfd_heading][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][vc_column_text]Le statistiche mostrano risultati diversi, sia in termini economici che in termini di persone raggiunte con i videogames. Per esempio, nello scorso anno sono circolati più di 2 miliardi di euro nel mercato videoludico, solo in Italia. D’altro canto, le persone raggiunte sono in lieve calo rispetto ai 17 milioni del 2019.

Il vero cambiamento, tuttavia, riguarda quanto tempo abbiano passato ai videogiochi. La media dell’anno precedente era di 8 ore settimanali: adesso abbiamo un aumento significativo a 8 ore e mezza. Il messaggio di questa statistica risiede nel coinvolgimento che conferisce ai giocatori, il quale sta crescendo a livelli mai visti in Italia. Questa è la chance concreta per lanciare una volta per tutte i videogiochi, stavolta grazie alla pandemia.[/vc_column_text][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][dfd_heading subtitle="" content_alignment="text-left" enable_delimiter="" undefined="" title_font_options="tag:h2" subtitle_font_options="tag:div" tutorials=""]

I videogiochi: la chance per molti, da start-up a concorsi

[/dfd_heading][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][vc_column_text]Ormai il concetto si sta facendo chiaro: i videogiochi si stanno ritagliando un nuovo posto, più stabile e migliore di prima. Questa è la possibilità per convincere la maggioranza che il settore videoludico non appartiene solamente ai nerd, ma è in grado di connettere chiunque. Un settore che ormai sta fuoriuscendo completamente dai suoi recinti, sia per migliorare, sia per trasmettere chiaramente cosa significano i videogiochi.

L’altro aspetto altrettanto fondamentale è l’aumento delle iniziative per lo sviluppo del settore all’interno del Belpaese. L’italia, prima della pandemia, era un paese in cui esisteva quasi unicamente una domanda per il settore, ma scarsissima produzione e offerta. Giulia Sperandeo, Unity Developer per Advepa Communication, ci ha fatto capire che anche in questo caso ci sono grandi cambiamenti in arrivo.

“Adesso stanno nascendo moltissime nuove aziende dedicate ai videogames e alla c.g.i. (Computer-generated imagery): in questo modo molti sviluppatori potranno rimanere in Italia. Fattore non da poco, perché spesso chi ha capacità applicabili ai videogiochi è costretto a trovare opportunità di lavoro all’estero”.

 

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Lente liquida e visori per la realtà aumentata

Tempo di lettura: 2 minuti[vc_row][vc_column][vc_column_text]LENTI LIQUIDE SMARTPHONE VISORI  - Sentiamo parlare molto spesso di una problematica fondamentale della tecnologia: la messa in commercio delle innovazioni. In effetti le avversità da superare affinché un nuovo prodotto possa inserirsi nel mercato possono diventare moltissime, dalle applicazioni possibili al prezzo di vendita. Tali sfide sono diventate il pane quotidiano di due tecnologie in particolare, le lenti liquide per gli smartphone e i visori per la realtà aumentata. Cerchiamo di capire meglio grazie a due esperti e alla loro collaborazione.[/vc_column_text][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][dfd_heading subtitle="" content_alignment="text-left" enable_delimiter="" undefined="" title_font_options="tag:h2" subtitle_font_options="tag:div"]

La lente liquida del nuovo Xiaomi Mi Mix

[/dfd_heading][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][vc_column_text]La qualità delle fotografie in uno smartphone è diventata un vero e proprio elemento chiave per decidere quale acquistare tra i tanti. Vediamo tantissime soluzioni realizzate per diventare i favoriti degli appassionati di fotocamere: la più frequente del periodo è l’inserimento di più lenti.

In mezzo a così tante proposte sul mercato diventa sempre più difficile distinguersi. La qualità dei prodotti aumenta, mantenendo perfino dei prezzi contenuti. Una carta vincente per lo smartphone diventa perciò essere sempre un passo avanti rispetto a tutti gli altri.

Questo è il caso del nuovo Xiaomi Mi Mix Fold, il primo smartphone al mondo che adotta una lente liquida. Cosa significa per la fotocamera? In parole povere, due lenti in una. Infatti una lente da fotocamera usuale può essere adatta come tele-obiettivo, per mettere a fuoco soggetti distanti, o come macro-obiettivo per fotografare oggetti vicini.

“La lente liquida invece può svolgere entrambe le funzioni. A seconda dello zoom che vogliamo applicare, la lente liquida assumerà una forma diversa per soddisfare le nostre esigenze.” - Giulio Falchi, esperto di UI.

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Il dilemma dei visori per la realtà aumentata

[/dfd_heading][dfd_spacer screen_wide_spacer_size="50" screen_normal_resolution="1024" screen_tablet_resolution="800" screen_mobile_resolution="480"][vc_column_text]Secondo molte aziende leader del settore tecnologico, il futuro risiede nella cosiddetta realtà aumentata, ovvero la sovrapposizione del digitale sul mondo reale. Per realizzare questo concetto, uno dei percorsi da seguire è quello dei visori con cui possiamo vedere elementi virtuali in contemporanea con il mondo reale. Provate a pensare di poter vedere il messaggio di un/a vostra/o amica/o  mentre vi godete un panorama mozzafiato dietro di esso.

Sembra che i visori siano il prossimo passo per il futuro della realtà aumentata, anche se molti fattori sono in loro sfavore. Prima di tutto, il prezzo: un dispositivo del genere può raggiungere i 2.300 euro come se nulla fosse. In secondo luogo sono ingombranti, visto che spesso dobbiamo anche associare altri oggetti per interagire adeguatamente con la realtà virtuale (come dei controller). Oltretutto, le immagini che potranno sovrapporsi in futuro sono potenzialmente di qualunque tipo. Giulia Sperandeo, infatti, ci fa notare che potremmo trovarci di fronte a moltissime informazioni, forse troppe.

“Naturalmente parlo di un’ipotesi ancora distante nel tempo, c’è ancora molta strada da fare prima di arrivare a un punto simile. Ma se ci pensiamo, siamo davvero disposti a ricevere in continuazione informazioni, notifiche e pubblicità che si sovrappongono al mondo reale?” - Giulia Sperandeo, esperta di modellazione 3D per Advepa Communication.

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