Ciclone Harry, Sicilia sommersa da danni da 2 miliardi: risorse stanziate coprono il 5%
Il bilancio della tempesta è ancora in corso di conteggio. Quello che emerge dai dati della Protezione Civile regionale è incontestabile: il ciclone Harry, che tra il 19 e il 21 gennaio ha devastato la Sicilia, ha causato danni stimati tra 1,5 e 2 miliardi di euro. Lunghezze di coste sono state cancellate, infrastrutture ferroviarie interrotte con rotaie sospese nel vuoto, migliaia di famiglie sfollate. A fronte di questo scenario, lo Stato ha stanziato finora 103 milioni di euro: il 5 per cento del danno complessivo. Secondo il movimento Più Uno Sicilia, manca il 95 per cento delle risorse necessarie.
Le stime tecniche della devastazione
La stima della Protezione Civile regionale quantifica i danni in 741 milioni di euro. Tale cifra non include i danni economici indiretti relativi alle interruzioni di attività produttive, turistiche e agricole. Aggiungendo questi ultimi, la stima raggiunge e supera il miliardo e mezzo di euro. Le province più colpite sono Catania con 244 milioni di euro, Messina con 202,5 milioni e Siracusa con 159,8 milioni. La Sardegna ha registrato danni per oltre 500 milioni di euro.
L'evento si è caratterizzato per raffiche di scirocco fino a 120 chilometri orari, mareggiate con onde fino a 10 metri e precipitazioni eccezionali. In alcuni punti sono stati registrati accumuli di pioggia superiori ai 300 millimetri.
Lo stanziamento di risorse: numeri che non bastano
La Regione Siciliana ha stanziato 70 milioni di euro dalle proprie risorse. Il Governo nazionale ha aggiunto 33 milioni tramite ordinanza di protezione civile, portando il totale complessivo a 103 milioni. A questi si sommano 20 milioni di fondi regionali già deliberati, ma il quadro rimane molto lontano dalle necessità effettive del territorio.
I 100 milioni stanziati dal Governo per l'emergenza nazionale sono stati inizialmente destinati a coprire le prime spese sostenute dai Comuni: rimozione di detriti e ripristino della funzionalità di servizi essenziali. Solo in un secondo momento, una volta quantificati con precisione i danni, procederà l'ulteriore stanziamento per la ricostruzione.
La frana di Niscemi: il dramma degli sfollati
A Niscemi, in provincia di Caltanissetta, il quadro è ancor più critico. Una frana di proporzioni notevoli ha reso necessaria l'evacuazione di oltre 1.500 persone. Il movimento franoso, iniziato nel pomeriggio del 25 gennaio, ha un fronte che supera i quattro chilometri di larghezza e continua ad espandersi.
Secondo quanto dichiarato dal capo della Protezione Civile nazionale, l'intero costone su cui è costruito il paese si sta muendo. Interi quartieri—Sante Croci, Trappeto e via Popolo—sono stati evacuati. Il sindaco Massimiliano Conti ha riferito che alcune aree saranno dichiarate "zone rosse", con famiglie che non potranno più rientrare nelle loro abitazioni. È in corso un censimento per stabilire chi necessiterà di sostegno economico.
Impatto sul settore agricolo
Il ciclone ha inflitto danni pesanti al comparto agricolo, con migliaia di ettari di coltivazioni distrutte. Nel territorio di Burgio, in provincia di Agrigento, gli agrumeti nel pieno della stagione di raccolta sono stati devastati dalle violenti raffiche di vento. Le perdite nel solo territorio di Burgio ammontano a circa 1,5 milioni di euro, con migliaia di frutti caduti a terra in condizioni tali da renderli invendibili.
Nella piana di Catania, intorno al fiume Gornalunga, i seminativi sono stati sommersi dall'acqua. Nel ragusano e nel messinese, tunnel di copertura del fieno sono stati scoperchiati e serre distrutte. Coldiretti Sicilia ha già avviato le procedure per la richiesta dello stato di calamità, anticipando ulteriori perdite nelle prossime settimane.
Infrastrutture portuali e viabilità
Lungo la costa ionica, i danni alle infrastrutture sono stati significativi. A Lampedusa, la banchina commerciale, unica arteria vitale dell'isola per rifornimenti e collegamenti, rischia il collasso strutturale. Linosa è rimasta letteralmente tagliata fuori, con la viabilità completamente cancellata.
Le strade statali hanno subito numerose interruzioni. La SS 114, arteria costiera che connette Messina, Catania e Siracusa, ha registrato tre interruzioni dovute a esondazioni e frane tra Sant'Alessio Siculo e Giardini Naxos. Le linee ferroviarie Messina-Catania-Siracusa e Catania-Caltanissetta-Xirbi sono rimaste sospese per verifiche strutturali e rimozione di detriti.
Il Piano climatico nazionale rimane senza risorse
Il contesto in cui avviene questa emergenza è quello di un Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) approvato nel dicembre 2023 ma rimasto sostanzialmente senza finanziamenti. Secondo quanto denunciato da Legambiente e da organizzazioni ambientaliste, il PNACC è rimasto una "scatola vuota" durante la legge di bilancio 2025, con nessuno stanziamento per attuare le 361 azioni individuate.
Il Piano identificava le coste siciliane come territorio ad altissimo rischio rispetto alla crisi climatica, con evento meteorologici sempre più violenti denominati medicani (cicloni di caratteristiche tropicali nel Mediterraneo). Tuttavia, nessuna dotazione finanziaria è stata allocata per implementare le strategie di difesa costiera previste dal documento.
L'aumento della frequenza degli eventi estremi
Il ciclone Harry non è un evento isolato. Secondo gli studi dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il 74 per cento degli eventi meteorologici estremi è stato reso più probabile o intenso dal cambiamento climatico. Una ricerca pubblicata da Climameter ha evidenziato che i venti del ciclone Harry sono stati superiori di quattro-otto chilometri orari rispetto a quanto sarebbe accaduto in un clima senza riscaldamento globale.
Il Mediterraneo è uno dei hotspot della crisi climatica mondiale, con temperature delle acque in aumento che favoriscono la formazione di medicani sempre più violenti e frequenti. Legambiente Sicilia ha sottolineato come i danni registrati lungo le coste siano il risultato di un "piano inclinato" in cui si cumulano la crisi climatica con decenni di cementificazione selvaggia e scelte urbanistiche che hanno cancellato le difese naturali, come le dune sabbiose.
Le richieste del movimento Più Uno Sicilia
Il movimento Più Uno Sicilia ha avanzato una serie di richieste al Governo e alla Regione. Secondo il leader Ernesto Maria Ruffini, la Sicilia non è una "periferia da dimenticare tra un'emergenza e l'altra" ma il "cuore del Mediterraneo", esposto in prima linea alla crisi climatica.
Il movimento chiede stanziamento immediato di almeno 500 milioni di euro per l'emergenza, attingendo al Fondo per le Emergenze Nazionali e rimodulando le priorità di spesa. Contesta inoltre il contrasto tra i 14 miliardi stanziati per il Ponte dello Stretto e i fondi insufficienti per le infrastrutture danneggiate.
Oltre a questo, Più Uno Sicilia chiede sospensione di mutui, tributi locali e contributi previdenziali per cittadini e imprese delle aree colpite, con procedure automatiche; piano straordinario di messa in sicurezza delle coste siciliane; implementazione immediata del PNACC con dotazione finanziaria; vincoli stringenti sulla costruzione lungo la battigia e piani di delocalizzazione delle strutture a rischio; liquidazione degli indennizzi alle imprese distrutte entro 90 giorni; istituzione di un cruscotto pubblico che mostri in tempo reale ogni euro stanziato, impegnato e liquidato.
La trasparenza sulla spesa rimane opaca
Più Uno Sicilia ha inoltre chiesto alla Regione Siciliana di pubblicare entro 15 giorni un report dettagliato su fondi stanziati per l'alluvione di Catania di ottobre 2024 (importo, impegnato, liquidato), fondi per l'emergenza siccità 2024 e tempi medi di liquidazione degli indennizzi alle imprese agricole.
Il movimento ha criticato aspramente la retorica dello "Stato vicino ai cittadini" e la nomina dell'ennesimo commissario straordinario: "Non accettiamo che si parli di 'segnale di solidarietà' quando famiglie, imprese e intere comunità hanno perso tutto".
La vulnerabilità strutturale del territorio
Il quadro emerso dai dati mostra una situazione dove i finanziamenti arrivati coprono una frazione minima dei danni, dove le infrastrutture critiche rimangono vulnerabili nonostante siano state teoricamente identificate dal PNACC, e dove la trasparenza sulla spesa dei precedenti interventi d'emergenza risulta ancora opaca.
Gli esperti avvertono che senza un piano di adattamento finanziato adeguatamente e senza una revisione delle scelte urbanistiche che hanno lasciato le coste rigide e incapaci di assorbire l'urto delle mareggiate, i danni della prossima emergenza potranno essere ancora superiori. La Sicilia rimane esposta in prima linea agli effetti della crisi climatica, con medicani sempre più probabili e violenti.